Frazioni

 

I comitati di frazione e quartiere svolgono, ognuno nel proprio ambito territoriale, funzioni di collegamento tra i residenti e l’Amministrazione comunale. I comitati intraprendono iniziative di carattere sociale, culturale e ricreativo, oltre a gestire i centri d'incontro comunali presenti sul territorio.

 

 

Comitato di Frazione "Bandito" 

Centro d’Incontro Comunale - Piazza Caduti e dispersi di tutte le guerre, 1 - 12042 Bra (Cn) 

Presidente: Giuseppe Testa

 

Comitato di Frazione "Pollenzo"

Centro d’Incontro Comunale - Via Regina Margherita, 28 - 12042 Bra (Cn)

Tel. 0172.458284

Presidente: Claudio Rosso

 

Comitato di Frazione "S. Matteo"

Strada S. Matteo - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Valentina Gullino

 

Comitato di Frazione "S. Michele"

c/o Scuola Elementare - Strada S. Michele, 14 - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Gianfranco Bertello

 

Comitato di Quartiere "Bescurone"

Via Ballerini ang. P.zza Giolitti - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Claudio Allocco

 

Comitato di Quartiere "Centro"

c/o Casa delle associazioni - Piazza Valfré di Bonzo, 1B -  12042 Bra (Cn)
Presidente: Emilio Sartù

 

Comitato di Quartiere "Centro Storico"

vicolo Chiaffrini, 10 - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Primo Penone

 

Comitato di Quartiere "Gerbido - La Bassa"

Strada Gerbido, 4 - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Giovanni Fissore

 

Comitato di Quartiere "Madonna Fiori"

c/o Scuola Elementare - Viale Madonna Fiori, 108 - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Piero Giustacchini

 

Comitato di Quartiere "Oltre Ferrovia"

c/o Campo Sportivo - Viale Rosselli - 12042 Bra (Cn)

Tel. 0172/411689

Presidente: Cesare Agnelli

 

Comitato di Quartiere "San Giovanni Lontano"

via Isonzo, 51 - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Lidia Botto

 

Comitato di Quartiere "Tre Frazioni"

Frazione Riva, 10 - 12042 Bra (Cn)

Presidente: Mario Riorda

 

Comitato di Quartiere "Vallechiara - Fey"

Piazza Spreitenbach

Presidente: Carlo Matthis

 

 

Bandito, frazione di circa 2600 abitanti, è situata lungo la direzione che dal capoluogo porta in direzione di Torino.


Pilone Savoia Bandito - Pilone dedicato ai Savoia

Tre sono le ipotesi riguardo all’origine del nome. La prima  lo fa risalire al termine bando, col significato di decreto notificato pubblicamente: quando veniva promulgato il bando, il territorio si prestava alla sudditanza del nuovo feudatario. La seconda ipotesi afferma che la borgata abbia avuto origine da alcuni banditi longobardi, fuggiti dall’esercito regolare e rifugiatisi appunto nella zona limitrofa al suolo Braidese. Terza e maggiormente plausibile ipotesi è quella secondo la quale il nome si rifà al termine “banditum”, ovvero terreno gravato da limitazioni per il popolo.


Villa Moffa Bandito - Villa Moffa di Lisio

Un edificio rilevante per  la storia banditese è la villa Moffa di Lisio, posta nella parte collinare della frazione. Dopo essere diventata inabitabile, grazie all'intervento di alcuni parroci e giovani novizi ritornò agli antichi fasti. Il sacerdote che ha legato maggiormente la propria vita alla storia della villa fu don Giulio Cremaschi, nato a Codevilla nel 1881 e ordinato sacerdote nel 1904, che nel 1912 fu destinato alla casa di Bra.
Qui operò anche San Luigi Orione, che l'8 dicembre 1911 acquista l'edificio facendolo diventare sede del Noviziato e la casa di studi della Piccola opera della Divina Provvidenza. La famiglia orionina ha poi ceduto al Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich, l'edificio che ospita il Centro Mariapoli “Raggio di luce”. Qui la fondatrice del movimento ha ricevuto, nel 2003, la cittadinanza onoraria della Città di Bra.


chiesa san maurizio Bandito - Chiesa di San Maurizio

A circa due chilometri dal borgo banditese sorge la piccola cappella dedicata a San Maurizio. Qui si celebrava messa tutte domeniche, prima che fosse eretta a parrocchia. Era presente anche un reddito, ossia un fondo al Monte di Pietà.
Proseguendo la strada che porta a Bra, si può notare il cosiddetto “Castello di Millemosche”, proprietà della nobile famiglia dei Conti Moffa di Lisio.


Madonnina Villa Moffa Madonna presso Villa Moffa

Questa villa fu eretta negli anni antecedenti al 1700 dal conte Guglielmo Moffa Gribaldi di Lisio. Il Conte fece  mettere intorno all’anno 1870, a sue spese,  oltre ad una casa, una cappella  per ringraziare della grazia ricevuta per essersi salvato dopo che un fulmine lo aveva colpito.
Questa cappella subì alcuni cambi di proprietà fino a quando venne acquistata  dalla Piccola opera della divina Provvidenza. Il 15 febbraio 1876 entrò ufficialmente nella nuova chiesa il primo sacerdote, don Giovanni Pennazio, e il 14 Novembre del 1882 venne consacrata solennemente dall'Arcivescovo di Torino, monsignor Lorenzo Gastaldi.


iscrizione pilone savoia Bandito - Iscrizione su lapide

Per  completare il quadro degli edifici legati al culto, venne edificato nel settembre del 1886 un asilo infantile che accolse oltre cento bambini gratuitamente, anche a causa della natura essenzialmente agricola degli abitanti della borgata. Questo non è l' unico edificio edificio religioso presente sul territorio banditese.


Chiesa di Santa Rosa Bandito - Chiesa di Santa Rosa

Qui si possono annoverare anche la Cappella di Santa Rosa di Lima, costruita nel 1721, la Cappella di San Giuseppe, esistente già dal Seicento. Ultimo edificio è la Chiesa di Maria Vergine Assunta, terminata con l'aiuto della popolazione e del conte Guglielmo Moffa di Lisio, riccamente decorata dagli affreschi di Luigi Morgari.

Pollentia: la Pollenzo romana

   Pollenzo dall'alto

L’antica Pollenzo, la città romana di Pollentia, è stata citata da Plinio tra i nobilia oppida della Liguria antica. Essa venne fondata alla fine del II° secolo a.c. nella valle del Tanaro (a poca distanza dalla confluenza con la valle Stura di Demonte) in una posizione strategica dal punto di vista viario, trovandosi all’incrocio di importanti corridoi naturali quali le vie Fulvia ed Aemilia Scauri. Pollentia si trovò al centro di un territorio estremamente vitale in età augustea: ciò sia per un’intensa occupazione rurale del territorio (come testimoniano numerosi reperti), che per la posizione baricentrica rispetto alle più recenti città di Alba Pompeia (l’attuale Alba) e Augusta Bagiennorum (situata in frazione Roncaglia dell’attuale Comune di Benevagienna). 

La città Romana si estendeva su di un’area oggi in gran parte occupata dall’ex tenuta reale carloalbertina, ospitando importanti opere pubbliche quali il teatro, l’anfiteatro, alcuni templi ed acquedotti. Oggi è solamente percettibile il solo anfiteatro, la cui struttura è stata nel corso del tempo sfruttata per le fondazioni delle case del borgo di Pollenzo. Le costruzioni si disposero sui muri radiali di sostegno della cavea dell’edificio romano intorno all’arena centrale, dando così al borgo una caratterizza forma ellittica. Si tenga presente che molte cantine furono parzialmente o totalmente costituite dai muri radiali collegati con volte a botte dell’anfiteatro romano. 

Nel 43 a.c. Pollentia divenne punto d’appoggio per i legionari di Bruto nella loro opposizione all’esercito di Marco Antonio, mentre nel primo secolo d.c. alcuni tumulti scoppiati nella città costrinsero l’imperatore Tiberio ad inviare truppe che imprigionarono i maggiorenti cittadini. 

Nel IV^ secolo d.c. Pollenzo fu sede di una Prefecturae Sarmatorium Gentilium, quando l’imperatore Costantino accolse nel territorio i Sarmati in fuga dall’invasione dei Goti.Numerosi sono i reperti che testimoniano le attività della vita sociale nell’antica Pollentia: ceramiche, vetri, metalli e monete sono state recuperate nel corso delle campagne di scavi ed oggi custodite al Museo Civico di Storia, Arte ed Archeologia di Palazzo Traversa a Bra. Plinio documenta che Pollentia era famosa per la produzione di lane e di vasi da mensa in ceramica fine, mentre le iscrizioni funerarie ritrovate nella necropoli ricordano un mercante di vini (merkator vinarius) ed un tintore di stoffe (purpurarius).  

Nel 402 d.c. Pollentia fu teatro di una battaglia importantissima per le sorti del futuro territorio europeo. Dopo aver stretto d’assedio le città di Milano ed Asti, spadroneggiando per l’intera pianura padana, le truppe dei Visigoti comandate da Alarico si accamparono nei pressi di Pollentia dove, il giorno di Pasqua, si scontrarono con le legioni imperiali, al comando delle quali si trovava il generale Stilicone. La sofferta vittoria fu delle truppe Romane che respinsero l’offensiva visigota obbligando Alarico a riparare nell’Illirico. 

I postumi di quella cruenta battaglia segnarono l’intera area visto che, come altre città romane della regione, anche la vita cittadina di Pollentia iniziò il proprio declino nel corso del V° secolo, quando la popolazione cominciò a trasferirsi sulle alture circostanti. 

La Pollenzo medievale

Se durante l’occupazione longobarda (VII° secolo d.c.) il re Rotari decise l’aggregazione di Pollenzo al gastaldato di Diano, le successive incursioni barbare e saracene devastarono l’intero territorio albese nel quale era inserito Pollenzo. 

Nel 1162 il signore di Bra, Nicolò de Brayda, annesse alle sue terre il castello pollentino di S. Giorgio anche se, di lì a pochi anni, saranno le mire espansionistiche del Comune di Alba a puntare gli occhi sul territorio di Pollenzo. Nel 1198 gli albesi decisero di concedere cittadinanza ai pollentini con l’impegno, altresì, di fortificarne il castello. Vent’anni più tardi il Comune di Alba acquistò, per la somma di cinquecento lire astesi, i diritti sul monastero di S. Pietro. 

Fu nel 1242 che il Comune di Alba acquisì in maniera definitiva l’intero territorio pollentino anche se, solo tre anni più tardi, i de Brayda tornarono ad impadronirsi del villaggio procedendo ad una fortificazione delle difese. La fine delle dispute tra Alba e Bra si concluse con il riconoscimento ufficiale della signoria di Umberto de Brayda su Pollenzo da parte dell’abate Piero nel 1253. Anche in questo caso, però, non ci fu tregua per il territorio pollentino. 

La sua strategica posizione di porta tra le colline delle langhe e la ricca pianura, la resero ancora protagonista della rivolta dei Graffagnini, guelfo-angioini albesi, che occuparono la città. Il Comune di Asti reagì saccheggiando la cittadina e cedendone una parte al Comune di Bra ed un’altra al Comune di Alba per la somma di duecento lire. Quest’ultimo Comune cedette poi i propri diritti su Pollenzo a Guglielmo VII di Monferrato, il quale si impegnò a ricostruirne il castello ed il borgo. 

Due anni più tardi il villaggio di Pollenzo fu distrutto dagli astigiani con il proposito di mai più riedificarlo. Nel Trecento Pollenzo venne nuovamente occupata dai braidesi che munirono a difesa il campanile come unico punto fortificato rimasto in quel luogo. L’abate di Breme, Lorenzo Cane, cedette nel 1380 i propri diritti su Pollenzo ai Visconti, signori di Milano, che diedero investitura ad Antonio Porro sui territori di Pollenzo e Santa Vittoria, tanto che, pochi anni più tardi, fu lui stesso a far riedificare il castello. 

Le travagliate vicende pollentine si complicarono ulteriormente quando i Porro contrattarono con i marchesi del Monferrato un’alleanza non gradita ai Visconti, tanto da indurre la casata milanese ad inviare a Pollenzo il capitano Niccolò Piccinino per occuparla militarmente. A questo punto, Filippo Maria Visconti diede l’investitura su Pollenzo e Santa Vittoria ad Antonio Romagnano (1448) la cui famiglia, quindici anni più tardi, fece atto di sottomissione ai Savoia in cambio del titolo di duca. Non passarono che due anni quando, nel 1450, Pollenzo tornò a far parte delle terre controllate dagli Sforza milanesi. Con la conquista del Ducato di Milano, nella prima metà del Cinquecento, Carlo V cedette il feudo di Pollenzo ai duchi di Savoia che, a partire dal 1762, entrò a far parte delle dipendenze della casa sabauda. 

La Pollenzo sabauda

   la parrocchiale di San Vittore

L’interesse dei Savoia per Pollenzo fu testimoniato dal finanziamento della prima campagna di scavi alla ricerca di reperti di epoca romani, compiuti tra la fine del Settecento ed i primi anni del nuovo secolo, da parte di Giuseppe Franchi Pont  che diede alle stampe anche un resoconto dei lavori ne “Delle antichità di Pollenza e de’ ruderi che ne rimangono”. 

I propositi dei Savoia, e del nuovo re Carlo Alberto in particolare, su Pollenzo non erano limitati alla valorizzazione di un importante sito archeologico. Nel 1832 iniziarono i lavori di ristrutturazione del castello, del borgo e di un’area di oltre seicento ettari (circa 1.800 giornate piemontesi) che si estendeva anche a Santa Vittoria, Roddi e La Morra. 

La progettazione del restauro del castello medievale venne affidata all’architetto  Ernest Melano, mentre è significativa la presenza dell’artista bolognese Palagi che si occupò delle decorazioni e dei disegni. Ma, come detto, il progetto complessivo non si preoccupò unicamente di intervenire sulle strutture del castello: l’intera tenuta fu oggetto di importanti lavori con la realizzazione di quattordici cascine, dell’imponente edificio dell’agenzia, della torre affacciata sulla piazza della chiesa ed, infine, la caratteristica costruzione gotica della parrocchiale di San Vittore. 

All’interno di quest’ultimo edificio dipinse il Bellosio, cui si deve la raffigurazione del martirio di San Vittore, ed è custodita parte dello straordinario coro ligneo e del leggio dell’abbazia di Staffarda, alla cui opera di restauro partecipò anche il Moncalvo. Centro economico-finanziario della tenuta pollentina fu l’Agenzia che, nelle intenzioni del re Carlo Alberto, sarebbe diventata una masseria modello per mezzo della quale condurre esperimenti per miglioramento nella redditività delle attività agricole. L’edificio dell’agenzia è un grande complesso agricolo “a corte”, secondo gli usi della struttura produttivo-zootecnica della pianura padana. 

Nel 1843, dal 9 al 12 ottobre, proprio all’agenzia di Pollenzo si tenne la “Primaria adunanza generale della associazione agraria” alla quale parteciparono gli scienziati che lavoravano nel centro sperimentale. Poco più in là, nella piana ai piedi di Santa Vittoria, nell’ambito degli stessi lavori, venne realizzata una maestosa cantina in grado di contenere decine di migliaia di bottiglie per conservare le produzioni dei vigneti destinati a produrre, ad imitazione dei vini mossi francesi, “una buona qualità di sciampagna”. Sarà questo l’inizio degli stabilimenti vinicoli di Francesco Cinzano, azienda che diede il nome all’intera frazione del Comune di Santa Vittoria (gli stabilimenti di Cinzano sono oggi proprietà della multinazionale inglese UDV). 

Un’ultima notazione per testimoniare l’attaccamento affettivo della famiglia reale alla tenuta di Pollenzo si ha con le ultime drammatiche fasi dell’Italia monarchica. Nell’abdicare dal trono di penultimo re d’Italia, Vittorio Emanuele III si ritira a vita privata con il titolo di Conte di Pollenzo.

La Pollenzo di oggi

   la targa Unesco di Patrimonio dell'Umanità

Una nuova ed importante campagna di scavi alla ricerca di testimonianze dell’antica Pollentia venne iniziata nel 1958 con il coordinamento del professor Edoardo Mosca e molti dei reperti rinvenuti sono ora custoditi presso il Museo Civico di Palazzo Traversa a Bra. 

Un importante tentativo di ridare nuova luce all’agenzia carloalbertina è stato possibile ad inizio del 2000 grazie all'impegno dell'Agenzia di Pollenzo, società pubblico-privata guidata da Slow Food, che ha completato il restauro dell'Agenzia e, dall'anno accademico 2004/2005, ha avviato al suo interno i corsi della prima università del mondo di Scienze gastronomiche. Negli stessi spazi è presente la prima Banca del vino, un ristorante ed un albergo.

Nell’ambito di questi interventi è stata restaurata la chiesa oramai sconsacrata “della Madonnina”: i suoi locali ospiteranno un centro di documentazione multimediale sul periodo romano e sabaudo di Pollenzo. Opera oggi a Pollenzo un gruppo storico per la rievocazione delle atmosfere della Pollenzo sabauda con attività coordinate dalla Pro Loco “La Torre” (info: (+39) 0172.458284).

 

 

Pollenzo su carta: Pollenzo, una città romana per una "Real villeggiatura" romantica

Pollenzo sulla rete: www.pollenzo.it ; www.unisg.it