Le “terre e rocce da scavo” sono costituite dal suolo proveniente da attività di scavo che sia privo di sostanze pericolose contaminanti e/o materiali quali plastica, macerie, cls, metalli, ecc.
La normativa che riguarda la gestione delle terre e rocce da scavo è ad oggi disciplinata da:


D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. “Norme in materia ambientale”;
D.M. Ambiente 10 agosto 2012, n. 161 “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo”;
D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120 “Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164”, in vigore dal 22 agosto 2017.


Ciò premesso, l’operatore può scegliere di gestire i materiali di risulta dagli scavi secondo i seguenti scenari:

1. Conferimento presso centro autorizzato;
2. Smaltimento o recupero rifiuti (artt. 214 – 216 D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.);
3. Reimpiego diretto nel medesimo sito di escavazione ai sensi dell’art. 185 del D. Lgs. 152/2006;
4. Reimpiego come sottoprodotti ai sensi dell’art. 184 bis e art. 186 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., D.M. 10 agosto 2012, n. 161 e D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120.

1. Conferimento presso centro autorizzato
Nel caso in cui si preveda il conferimento ad un centro autorizzato è necessario:
individuare un centro autorizzato al recupero o smaltimento terre e rocce da scavo (CER 170504);
individuare l’eventuale deposito temporaneo presso cantiere di produzione (non deve superare i 3 mesi o i 20 mc);
il trasporto deve essere effettuato da ditte iscritte all’Albo Gestori Ambientali o dell’impresa previa richiesta all’Albo per il trasporto in conto proprio;
emettere Formulario di Identificazione per il trasporto.
In sede progettuale o al più prima dell’Inizio Lavori il centro autorizzato prescelto deve essere comunicato al Comune di Bra per le necessarie verifiche.

2. Smaltimento o recupero rifiuti (artt. 214 – 216 D. Lgs. 152/06 e s.m.i.)
Nel caso in cui la gestione delle terre e rocce da scavo avvenga mediante smaltimento o recupero dei rifiuti la normativa di riferimento è il D.M. 05/02/1998 e s.m.i. e il D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. artt. 214 – 216.

3. Riutilizzo ai sensi dell’art. 185 del D. Lgs. 152/2006
L’art. 185 prevede che le terre e rocce da scavo non contaminate provenienti dall’attività di scavo possano essere riutilizzate a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui sono state scavate.
Qualora si ricada in una casistica in cui le terre escavate non siano comprese nella descrizione di cui al precedente paragrafo, ovvero presentino sospetto di contaminazione, è necessario che le medesime matrici siano sottoposte a test di cessione, come previsto dall’art. 4 del D.P.R. 120/2017, effettuato sui materiali granulari ai sensi dell’art. 9 del decreto del Ministro dell’Ambiente 5 febbraio 1998, e, ove conformi ai limiti del test di cessione, devono rispettare quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati.
 
4. Riutilizzo ai sensi dell’art. 184 bis D. Lgs. 152/06 e s.m.i. e dal D.M. 10 agosto 2012, n. 161 
L’art. 184 bis prevede che qualsiasi sostanza od oggetto se soddisfa tutte le condizioni previste dal comma 1 del medesimo articolo, può essere considerata un sottoprodotto e non un rifiuto.
Le terre e rocce da scavo prodotte durante la realizzazione di un intervento possono essere considerate come sottoprodotto e come tale gestite  a condizione che vengano rispettate le condizioni e le prescrizioni del predetto comma 1, art. 184 bis, D. Lgs. 152/2006, del D.M. 10 agosto 2012, n. 161 “Disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo – Criteri qualitativi da soddisfare per essere considerati sottoprodotti e non rifiuti – Attuazione articolo 49 del D.L. 1/2012 (D.L. Liberalizzazioni)” e del D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120 “Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164”, in vigore dal 22 agosto 2017.


Nel presente scenario si prospettano due diversi possibili casistiche, ciascuna con la propria precisa procedura:

- Cantieri di opere soggette a Valutazione di Impatto Ambientale o Autorizzazione Integrata Ambientale: applicazione delle procedure previste dal D.M. 161/2012, con la presentazione del “Piano di Utilizzo” ai sensi dell’art. 5 del medesimo decreto, a seguito dei disposti del D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120;
- Per tutti gli altri cantieri: applicazione delle procedure semplificate individuate dall’art. 186 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., a seguito dei disposti del D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120; il proponente o il produttore deve attestare il rispetto dei seguenti quattro punti, che consentono di considerare i materiali da scavo come sottoprodotti e non rifiuti:

1. la destinazione di riutilizzo anche presso più siti deve essere certa e determinata;
2. i materiali da scavo devono rispettare le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) compatibili con il sito di destino e non devono costituire una fonte di contaminazione per le acque di falda;
3. l'utilizzo non deve comportare rischi per la salute o variazioni negative delle emissioni rispetto alle normali materie prime;
4. i materiali da scavo non devono essere sottoposti a preventivi trattamenti fatta eccezione per la normale pratica industriale.


I suddetti requisiti vengono dichiarati mediante una “autocertificazione” (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, ai sensi del DPR 445/2000) da presentare al Dipartimento Territoriale ARPA di Cuneo e contestualmente per conoscenza al Comune di Bra, attraverso l’apposita modulistica messa a disposizione da ARPA Piemonte (http://www.arpa.piemonte.gov.it/approfondimenti/temi-ambientali/rifiuti/terre-e-rocce-1 ). Le attività di scavo devono essere autorizzate dall’Ente competente in quanto attività edilizia e quindi il processo di autocertificazione dovrà comunque essere coordinato con l’iter edilizio. Il produttore, durante l’esecuzione dei lavori ovvero al termine degli stessi, deve inoltre confermare l’avvenuto utilizzo all’ARPA in riferimento al luogo di produzione e di utilizzo. Il trasporto avviene come bene/prodotto. La dichiarazione deve contenere sufficienti indicazioni sulla quantità e qualità dei materiali da scavo e sui siti interessati (produzione, deposito e utilizzo), al fine di permettere la verifica del rispetto delle succitate quattro condizioni indispensabili per poter classificare il materiale come sottoprodotto.

Si evidenzia che tali procedure saranno applicate alle istanze presentate presso il Comune di Bra a partire dal 22 agosto 2017, data dell’entrata in vigore del D.P.R. 13 giugno 2017, n. 120, mentre per quelle antecedenti, si applicheranno le disposizioni previste dalle normative precedenti.

Documentazione e Modulistica
1. Dichiarazione modalità di gestione delle terre e rocce da scavo (prevista all’interno della procedura informatica per singola pratica edilizia);
2. Autocertificazione per il riutilizzo presso altro sito diverso (modulistica ARPA Piemonte) http://www.arpa.piemonte.gov.it/approfondimenti/temi-ambientali/rifiuti/terre-e-rocce-1/modulistica
Per le ulteriori documentazioni si rimanda all’art. 186 del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i. ed al D.M. n. 161 del 10 agosto 2012. 

Per maggiori informazioni
Ufficio Ambiente - Tel. 0172.238294.
Ripartizione Urbanistica - Tel 0172.438253.