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Velso Mucci nasce a Napoli nel 1911 da madre braidese. Durante gli anni del fascismo, per le proprie idee politiche comuniste, è costretto a peregrinare in molte città italiane dove alternò la passione per le lettere alla professione di libraio e, assecondando la sua predilezione per le arti visive, di organizzatore di mostre. Fu così che Mucci entra in contatto con i più noti intellettuali dell’epoca che, oltre ad una sintonia sul piano della sensibilità artistica, furono occasione di vere e profonde amicizie (tra queste quelle con i pittori De Chirico e Morandi). Come ricorda il giornalista Giampiero Mughini: “Ricordo le mie peregrinazioni ventenne a casa della vedova di Mucci, la bellissima Dora dagli occhi verdi, e la mia ipnosi davanti a quelle testimonianze di un’epoca e di un ambiente di cui allora non sapevo nulla e che andavo scoprendo reperto dopo reperto”, alludendo alle chine di Spazzapan, alle lettere di Savinio e Longanesi ed ai quadri di Donghi e Maccari.

Velso Mucci, pur nelle difficoltà del periodo, continuò a scrivere (“Scartafaccio” viene pubblicato nel ’48 ma è presumibilmente scritto nei primi anni Trenta), fondando e dirigendo nel ’45 la rivista “Il costume politico e letterario”. Negli anni Cinquanta lo scrittore si trasferisce a Bra dove ha modo di proseguire la sua attività letteraria ed impegnarsi politicamente. Nel 1956 viene eletto consigliere comunale, carica che manterrà fino al 1960, ed è chiamato a dirigere il settimanale politico cuneese “La Voce”. Il suo capolavoro letterario è il romanzo “L’uomo di Torino”, ambientato a Bra, che offre uno spaccato severo della realtà cittadina ai tempi delle prime industrie conciarie negli anni Venti. Il libro viene pubblicato postumo, nel ’67, da Feltrinelli. Velso Mucci muore a Londra nel 1964 ed a lui è intitolato l’Istituto Professionale di Stato per i servizi commerciali, turistici e della pubblicità con sede in via Craveri.